”I dipendenti disabili possono stare a casa, ma la Asl li richiama al lavoro”

Pubblicato da Redazione il

E’ proprio vero un vecchio detto ”Il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Ma nella Asl di Viterbo, non basta un solo detto, perché, nel caso di questa azienda va aggiunto anche: ”Il peggio viene sempre dopo”.

Infatti, come già denunciato in precedenza, persiste, a nostro parere lo sfruttamento di categorie di lavoratori, come gli Operatori socio sanitari, (Oss), che svolgono tali funzioni, retribuiti come Ausiliari socio sanitari (Ass), mentre vengono demansionate altre categorie come gli Infermieri, costretti a svolgere funzioni che non gli competerebbero, distogliendoli dalle reali attività di assistenza ai pazienti utenti.

Non bastando questo, adesso si penalizzano i titolari della Legge 104/92, ert. 3, comma 3, negando, con vari dilemmi, l’art.26 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020.

La circolare n2/2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in considerazione della straordinaria necessità e urgenza di contenere gli effetti negativi della diffusione del virus Covid 19, ha adottato numerosi interventi normativi, tra cui la tutela della fragilità per i portatori di disabilità.

Il decreto cura Italia n°18 del 17/03/2020 al fine di tutelare tutti quei dipendenti disabili, pubblici e privati, riconosciuti con connotazione di gravità ai sensi del comma 3 art 3 Legge 104/92 all’Art.26, dà la possibilità di astenersi dal lavoro fino al 30/04/2020 proprio per tutelare la fragilità della salute di queste persone.

L’azienda Asl di Viterbo non ha preso in considerazione tale articolo, in quanto, a parere della scrivente organizzazione sindacale, avrebbe dovuto allontanare con immediatezza e d’ufficio tali categorie di lavoratori, invece, oltre che non li allontanati d’ufficio a negato questo diritto richiedendo certificati di gravità rilasciati dai propri medici di base, tralasciando che la connotazione di gravità è già stata riconosciuta da una commissione medico legale, ai sensi del comma 3 art 3 legge 104. La cosa veramente singolare è che i medici di base o convenzionati possono rilasciare certificati di situazione grave solamente ai tutti quei dipendenti che rientrano in particolari patologie non ancora riconosciute a da una commissione medico legale, come invece nel caso dei lavoratori titolari del comma 3 art 3 legge 104/92.

Addirittura ad alcuni di questi già sfortunati lavoratori, gli è stato intimato il rientro al lavoro previo provvedimento disciplinare in quanto le assenze a detta dell’azienda erano 8ida ritenersi ingiustificate.

A nostro parere i dipendenti riconosciuti con connotazione di gravità ai sensi del comma 3 art 3 legge 104, cosi come adottato da diverse Aziende Sanitarie a livello nazionale, avrebbero dovuto essere subito allontanati dalla sede di lavoro in quanto persone fragili e a rischio salute, ma disatteso da parte dell’Azienda. Riteniamo grottesco che ad oggi sono ancora convinti del loro buon operato ritenendo questa categoria di dipendenti ancora assenti ingiustificati.

Siamo spiacenti ed amareggiati nel dichiarare che non crediamo nella buona fede da parte di alcuni dirigenti, pagati profumatamente, che ritengono di essere sempre dalla giusta parte, dimenticando che Confael è sempre attenta sulla tutela dei lavoratori, specialmente per i più deboli, e che magari anche loro, (in qualche caso ne siamo certi), svolgono funzioni superiori non retribuite.

Se questa è la Pubblica amministrazione, ebbene, evviva il privato corretto e rispettoso verso coloro che svolgono la propria opera.

Egidio Gubbiotto, Segretario provinciale Confael

Rassegna Stampa :

Categorie: Sanità

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